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Arthur Schopenhauer

Un onesto, sereno, e fermo NO alla vivisezione

"Il diritto dell'uomo non è tale da autorizzare le vivisezioni in genere; tanto meno, se si tratta di animali superiori"1: parole chiare, queste, rivolte dal filosofo Arthur Schopenhauer (1788- 1860), a quell'uomo che "non riconosce più i suoi fratelli, ma crede che gli animali siano qualcosa di radicalmente diverso da lui e, per rafforzarsi in questa ubbia, li chiama bestie, e dà a tutte le funzioni vitali che essi hanno in comune con lui nomi spregiativi, spacciandoli per privi di diritti, mentre si ostina con forza a non vedere l'identità di essenze sempre più evidente tra lui e loro"2. All'uomo del nostro tempo sembrerebbe, come indica il pensatore contemporaneo Gianni Vattimo, presentando Schopenhauer come "il filosofo che oggi più di altri (e, in fin dei conti, più di ogni altro) ci appare l'interprete della nostra attualità"3.

Un filosofo, Schopenhauer, che non ignora, più o meno volutamente, che "la bestia ha tutti i sentimenti dell'uomo: gioia, paura, ira, amore, odio, brama, invidia, ecc."4, un filosofo, d'altra parte, "onesto perché parla e scrive a se stesso e per se stesso, sereno perché ha vinto col pensiero ciò che è più difficile, e fermo perché così dev'essere"5, come lo presenta Friedrich Nietzsche (1844-1900).

Non si pensi sia questo un tentativo di trovare all'interno degli scritti di un filosofo la cui influenza sul pensiero comune contemporaneo è ora agli inizi, sporadici passi che, letti al di fuori del contesto, confermino le teorie antivivisezioniste. L'identità di essenze tra l'uomo e gli animali, è invece una tesi centrale nel sistema filosofico schopenhaueriano. E ciò è particolarmente significativo in quanto tale sistema "discende sul compatto suolo della realtà effettuale"6 e Schopenhauer, come fa notare, tra altri, il pensatore contemporaneo Icilio Vecchiotti, nei riguardi delle scienze naturali "in certi settori, poteva considerarsi uno specialista"7.

È, ad esempio, particolarmente notevole che la condanna alle "vivisezioni in genere"8 venga fatta proprio nelle pagine in cui tratta le ingiustizie commesse dall'uomo9, nella sua opera principale, Il Mondo come volontà e rappresentazione. Proprio nel paragrafo dedicato all'uomo giusto ed all.uomo buono, infatti, è sottolineato come il buono riconosce immediatamente, senza cioè bisogno di riflessioni razionali, l.identità tra lui e gli altri uomini, ed "estende tale identità anche agli animali ed all'intera natura: perciò non lo si vedrà mai tormentare un animale"10. Inoltre, tale condanna a chi infligge sofferenze agli animali, trova il suo fondamento già nell'opera che serve da introduzione al suo sistema filosofico, Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente, dove indica "l'unica differenza essenziale tra l'uomo e l'animale"11 nel possesso e nell'uso dei concetti, le rappresentazioni astratte, che comprendono sotto di sé innumerevoli cose singole. Segue immediatamente uno studio di cosa realmente questo implichi: da un lato il riso ed il pianto, dall'altro  l'agire di proposito, con premeditazione, secondo disegni, massime, di concerto con altri ecc."12 . Null'altro distingue la vita umana da quella animale, nulla che determini la radicale differenza tra l'uomo e l'animale che è alla base, ad esempio, della giustificazione della pratica vivisezionista.

Notevole, è invece che, nello stesso paragrafo13, subito Schopenhauer, della cui chiarezza abbiamo già detto, fa notare come la necessità con cui seguono le azioni nell'uomo non è meno rigida di quella degli animali, e come l'uomo e gli animali siano essenzialmente identici. Chiarisce inoltre che la mancanza del riconoscimento dell'identità sostanziale tra uomo e animale, è dovuta unicamente alla vita così artificiale e così terribile 14  che l'uomo si è prodotta.

Con questi onesti, sereni, e fermi ragionamenti, che muovono dalla realtà concreta, Schopenhauer ci permette di rispondere a coloro i quali ritengono il NO senza eccezioni alla vivisezione, frutto solo di affetti personali nei confronti degli animali. Ribadendo noi chiaramente, proprio a loro, quello che, seppur in tutt.altro contesto, scrive il filosofo contemporaneo Emanuele Severino: "se vogliamo tenere i piedi per terra [...] non è però necessario tenere la testa all'altezza dei piedi15".

Christian Doni
   

1 A. Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione, ed. Mondadori, Milano 1989, p. 523, nota.

2 A. Schopenhauer, Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, ed. BUR, Milano 1995, p. 151.

3 G. Vattimo, Introduzione, p. XI., in A. Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione, ed. Mondadori cit. .

4 A. Schopenhauer, La Volontà nella natura, ed. Laterza, Bari 1989, p. 63.

5 F. Nietzsche, Schopenhauer come educatore, ed. Adelphi, Milano 1985, p. 16.

6 A. Schopenhauer, La Volontà nella natura, ed. Laterza cit., p. 28.

7 I. Vecchiotti, Introduzione, p. XXIII, in La Volontà nella natura, ed. Laterza cit. .

8 Cfr. nota 1.

9Libro quarto, Il mondo come volontà . Seconda considerazione, paragrafo 66, pp. 516-526.

10 A. Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione, ed. Mondadori cit., p. 523.

11 Cfr. nota 2.

12 Cfr. nota 2.

13 Paragrafo 26, pp. 150-154.

14 A. Schopenhauer, Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, ed. Mondadori cit., p. 38.

15 E. Severino, La tendenza fondamentale del nostro tempo, ed. Adelphi 1988, p. 147.



Ultimo aggiornamento ( domenica 05 marzo 2006 )
 
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