Secondo incontro del Semiario Aperto di Pratiche filosofiche di Venezia: Lunedì 24 novembre ore 16.00, auletta seminari di Palazzo Malcanton Marcorà - Dorsoduro 3484/D ERESIE dialoghi con Romolo Perrotta
Deve forse il vento all’albero il consenso del soffio improvviso di un alito di tempesta?
O la vigna all’abete dell’uva, frutto, il senso?
Non già l’aria coltivar essa stessa, correre ignara di ciò che le impone. Il soffio perdersi in lumi deserti o in favole all’accesa diluvio.
Devastane, ininterrotto, eterno inizio, di ogni tempo e senso padrone nel cuore. Limite esso stesso della sua voce, imprevedibile da sé stessa chiamata.
Semplice in sé, complessa nel mondo. Perché l’arduo oscuro vede sé stesso allo specchio.
Particolare in sé, incomprensibile nel mondo. Perché l’insensato non coglie ciò che ha sempre in vista.
Ed io per sempre disperso, nel continuo qui, nel compiuto ora, di un intramontabile presente.
É la fine del tempo l’inizio dell’immenso, Il passare di ogni futuro volere, la presenza di ogni passato desiderio in questo.
Pubblicata su Versi Giovani. Raccolta di poesie di studenti universitari veneziani, Ca' Foscarina, Venezia 2002, pp. 56-7.