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Animali e filosofi PDF Print E-mail

Animali e filosofi

di Giuseppe Pulina, Giunti, Milano 2008

il terzo capitolo "Il linguaggio delle api" è disponibile su Diogene Filosofare Oggi

copertina Animali e filosofiNon occorre essere filosofi per prendere coscienza dell’importanza che in tutti i tempi gli animali hanno avuto per l’uomo. La loro presenza ha reso più facile l’avventura umana nel pianeta. Gli animali hanno dato all’uomo più di quanto quest’ultimo sia stato in grado di restituire a loro: conforto (basterebbe pensare alla presenza di un animale domestico in casa), forza lavoro (che ne sarebbe stato delle prime industriose civiltà umane senza l’impiego dell’energia animale?) e, per molti, anche sostentamento. Per documentarne l’importanza si potrebbe pensare alla vicenda biblica di Noè che costruisce una grande arca per scampare al diluvio, dimostrando che la vita dell’uomo sulla Terra diventerebbe difficilmente immaginabile se da questa venissero esclusi gli animali. La convivenza tra uomini e animali (o, come direbbe, il filosofo americano Robert Nozick, gli animali non umani) non è però mai stata facile. Se gli animali potessero dire chiaramente quel che pensano, giudicherebbero duramente l’operato degli uomini. Ma è giusto dire che gli animali non pensano o che, capaci forse di riflettere, non sono comunque in grado di comunicare con l’uomo? Molti filosofi, in tempi diversi, lo hanno rigorosamente escluso. Si può allora riformulare la domanda e chiedersi se gli animali non abbiano invece tentato di porsi in contatto con gli uomini. Si vedrà come Friedrich Nietzsche, interrogando gli animali, riesca ad ottenere anche dai loro silenzi risposte inattese e illuminanti. Jacques Derrida, filosofo francese a noi cronologicamente più vicino, va oltre Nietzsche, sino al punto di affermare che gli animali comunicano e interrogano gli uomini e che questi, quando sentono di essere i destinatari delle loro attenzioni, non rispondono perché non sono in grado di farlo. Certo, l’impresa non è delle più facili. Il fatto che qualche filosofo si sia cimentato in essa dimostra che il mondo animale ha davvero molto da insegnare non solo agli etologi che per professione studiano il comportamento di leoni, elefanti, cani, gorilla, uccelli migratori e tartarughe. Il numero di questi filosofi è però sorprendentemente basso. Il dato colpisce perché i filosofi hanno spesso intrattenuto un rapporto molto stretto con gli animali. L’animale è sempre stato considerato uno strumento di grande valore per pensare il mondo. «Penso un animale, parlo di un animale e, come per magia, secondo una discutibile proprietà transitiva applicata alla forza dei concetti, riesco a formulare un giudizio sul mondo e sugli uomini». L’animale diventa in questo modo una cavia filosofica, una cosa tra le cose, un mezzo con il quale conseguire i fini più diversi. Un esempio sul quale si ritornerà più avanti può essere quello di Mandeville, filosofo olandese che nel Settecento scrisse una bella favola delle api con l’intento di definire i tanti vizi e le più rare virtù dei suoi contemporanei. Dissertando sul mondo delle api, Mandeville riuscirà a parlare di sistemi politici, valori morali e convenzioni sociali. E così farà anche Platone quando si occuperà di cani e lupi. Il lettore di Voltaire saprà, ad esempio, che questo illuminista francese aveva una predilezione per il cane. Nel Dizionario filosofico, alla voce “Bêtes” (“bestie”), il cane diventa la prova dell’ingratitudine umana, della cecità dei meccanicisti, dell’orrore della vivisezione e dell’ottusità di quanti, credendo nell’esistenza dell’anima, l’attribuiscono all’uomo e non anche agli animali. Voltaire parla di un «cane, che ha perduto il suo padrone, lo ha cercato per tutte le strade con grida dolorose, rincasa agitato, inquieto, sale, scende, va di stanza in stanza, e trova infine nel suo studio il padrone che ama, e gli testimonia la propria gioia con la dolcezza delle sue grida, con i suoi salti e le sue carezze. Dei barbari prendono questo cane che supera tanto prodigiosamente l’uomo nell’amicizia, lo inchiodano su una tavola, e lo sezionano vivo per mostrarti le vene mesaraiche. Tu scopri in lui gli stessi organi di sentimento che sono in te. Rispondimi, meccanicista, la natura ha dunque combinato in questo animale tutte le molle del sentimento perché non senta? Ha forse dei nervi per essere impassibile?» Parlare di filosofi antichi e moderni in relazione a cani, gatti, cigni e serpenti servirà allora per chiedersi quale percezione pensatori di tempi diversi abbiano avuto dell’animalità. L’hanno addomesticata così come i primi pastori della storia hanno fatto con il lupo, snaturandone l’istinto e assicurandosene le preziose prestazioni? Se così è stato, bisognerà allora riconoscere che l’uomo non è più in grado di comprendere pienamente il mondo animale, perché questo avrebbe definitivamente perso la sua originaria identità. Ma l’uomo è in realtà mai stato capace di farlo? Secondo James Hillman, psicologo junghiano che ben conosce i limiti delle scienze dello spirito, molta strada deve essere ancora fatta. «Leggere l’animale, sentirlo parlare – scrive Hillman in Animali del sogno, libro ricco di stimolanti intuizioni – richiede una percezione estetica ed ecologica per la quale la psicologia non si è ancora fatta l’occhio e l’orecchio, per la quale non ha ancora trovato parole che non siano semplici moralismi allegorici ma vadano al di là delle metafore dell’essere maialesco, topesco, degli scherzi da scimmia e degli abbracci da orso, al di là di ogni metafora semplicistica, del tentativo di cogliere il significato dell’animale, fino a raggiungere l’appercezione estetica di ciò che si presenta, rispondendo al significato della sua forma – una risposta appropriata, capace di apprezzare, felice che l’animale sia lì, che sia venuto in sogno, e che tale apparizione sia una momentanea restaurazione dell’Eden». Hillman parla di sogni, di un Eden perduto da riconquistare e punta l’indice contro certa psicologia. Niente di azzardato potrà esserci nel fare altrettanto con la filosofia.

Dall’introduzione del libro di Giuseppe Pulina, Animali e filosofi, Giunti, Milano 2008

 
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I filosofi e gli animali

a cura di Gino Ditadi - presentazione di Giorgio Celli, due tomi, 960 pagine. Isotomia, 1994, (1096 pagg)
Saggio introduttivo L'animale buono da pensare (250 pagg.).
ISBN 88-85944-12-4

Probabilmente una delle più vaste raccolte di scritti e materiali mai pubblicate sull'argomento.


CopertinaRiflettere sull'alterità animale moltiplica la forza della nostra comprensione del mondo; costringe a compiere un viaggio di andata e ritorno. Un ritorno insieme alla vita, festosa compagna di viaggio, con la sua veste terribile e incantevole, con il suo corpo desideroso di essere liberato.
Accanto, dietro, davanti alla questione animale vi è una moltitudine di problemi stimolanti e vasti che riguardano anche tutti quei soggetti umani sui quali ha pesato, per millenni, il sospetto - o la convenienza del sospetto - che non fossero adeguati contraenti del patto etico-politico: le donne, gli stranieri, gli schiavi, ecc. Il fatto è che i rapporti tra uomo e animale riflettono quelli esistenti tra gli uomini perché è pur sempre l'uomo che parla dell'animale, intravedendo nell'altro le sue paure, i suoi desideri, i suoi sogni.
Nel corso dello sviluppo storico e delle culture che ne derivano, la riduzione dell'animale a bestia e poi a mero strumento è ricca di insegnamenti che illuminano sorprendentemente i più segreti rapporti tra gli uomini. Da un lato filosofie notturne che guardano alla bestia come cosa utile per i vaticinii, per l'alimentazione, per il lavoro, il riscaldamento, utile come fertilizzante, come vittima sostitutiva sacrificale ecc. La bestia come incarnazione del principio oscuro del male, prefigurazione del demoniaco, del mostruoso; strumento di maledizione e punizione, rappresentazione della degenerazione umana, del patologico, della paura che l'uomo ha, in fondo, di se stesso. Dall'altro, filosofi del mattino che salutano lo splendore del giorno in piena pace, che guardano all'animale come si guarda ad un bambino vigoroso e docile, come un nostro eguale che ha conservato innocenza e verità.
Una raccolta di oltre cento Autori (e tra questi le grandi figure perennemente tenute ai margini); più di centonovanta testi inediti, rari o difficilmente reperibili.
Un'Opera importante che documenta ampiamente, per la prima volta, il rapporto, ora infernale, ora straordinariamente ricco di intelligenza e amore, tra filosofie e animalità

Nel primo tomo:
Genesi; Esodo; Salmi; Omero; Zarathustra; Pitagora; Anassimandro; Cosmologia Eidomatica; Anassagora; Empedocle; Democrito; Timeo; Platone; Aristotele; Teofrasto; Crisippo; Enesidemo; Lucrezio; Cicerone; Seneca; Plinio il Vecchio; Plinio il Giovane; Corpus Hermeticum; Oracoli Caldaici; Apollonio di Tiana; Plutarco; Celso; Plotino; Eliano; Porfirio; Lattanzio; Ambrogio di Treviri; Bonaventura; Scoto Eriugena; Tommaso d'Aquino; Ugo di San Vittore; Gemisto Pletone; Sabunde; Leonardo da Vinci; Ficino; Erasmo da Rotterdam; Moro; Agrippa; Rosario; Cardano; Telesio; Montaigne


Nel secondo tomo:
Bruno; Campanella; Burton; Bohme; Descartes; Hobbes; Van Groot; Cyrano De Bergerac; Malebranche; La Rochefoucauld; Willis; Spinosa; Locke; Bayle; Leibniz; La Bruyère; Toland; Shaftesbury; Pardies; Meslier; Reimarus; La Mettrie; Maupertuis; Condillac; Rousseau; D'Holbach; Voltaire; Hume; Buffon; Diderot; Yvon; Helvétius; Turgot; Robinet; Kant; Herder; De Maistre; Schelling; Hegel; Bentham; Stuart Mill; Schopenhauer; Feuerbach; Darwin; Marx; Engels; Nietzsche; Bergson; Mead; Schweitzer; Marcuse; Horkheimer; Adorno; Cassirer; Singer; Regan

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 27 luglio 2008 )
 
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